Altre vie moderne nella Valle di Sarca
Le vie di Giuseppe Mantovani
Le vie di Diego Filippi e Roly Galvagni
Per il moderno stato dell'arte dell'arrampicata, la difficoltà delle vie qui descritte è media. Tutti i passaggi impegnativi e faticosi sono attrezzati con chiodi.
Per questo è possibile, eventualmente, superarli in artificiale. I primi salitori hanno prestato attenzione particolarmente al ritmo delle vie. L'eleganza dei singoli passaggi caratterizza l’intera via. La difficoltà si riferisce alla via nel suo complesso piuttosto che ai singoli passaggi.
Le vie nuove si trovano nella valle del Sarca vicino ad Arco e Dro. Portarsi un casco e dei cordini. Le vie sono un po’ sportive ed un po’ alpinistiche, ma sopratutto estetiche.
Le vie sono addatte per arrampicare d'autunno e d'inverno; d'estate fa troppo caldo.
Il carattere degli itinerari "Penelope", "Pantarei", "Sindrome da Makita", "Ape Maia" e "Porci con le ali" sono più sportivi.
Generalemente queste vie non sono consigliate per rocciatori sportivi, perché sono troppo facile e spesso interrotte tra cengie e rocce inclinate.
Un’ arrampicata crea un’unità ritmica
Tutte le arrampicate che negli ultimi anni sono state aperte da Heinz Grill creano un’unità ritmica tanto con l´uomo quanto con la natura. Appaiono perciò stilisticamente strutturate da un desiderio naturale, estetico ed armonico di un´esperienza integrale piuttosto che da scelte sportive o moderne. Sia la accesso che la discesa, sia la vivacità e l’intuizione della linea dell’itinerario, che la scelta delle soste e il gioco reciproco tra essere esposto e protetto dei singoli tiri, donano un fascino ricco di esperienza che tocca indubbiamente i sentimenti di coloro i quali si accostano a tale pratica.
Heinz Grill che ha concepito questi itinerari, dispone dell’esperienza alpina da oltre 35 anni; in quasi tutte le parti dei nuovi percorsi, infatti, lui arrampicava come primo di cordata con chiodi normali e dadi da sotto e disponeva i fix per la sicurezza solo in seguito.
I punti di vista e pensieri importanti per la formazione e sviluppo delle idee nella creazione delle vie possono essere riassunti in:
Tanto l’attacco quanto la fine degli itinerari sono stati specificati con accuratezza perché questi punti danno un valore essenziale al ricordo. Quell’umiltà e quel sentimento con i quali ogni arrampicatore comincia la via gli concederanno alla conclusione del percorso, alla sommità o all´uscita, tutta la generosità dell’esperienza e la soddisfazione della sua prestazione. Il primo tiro e l´uscita alla sommità si trovano per questo in una relazione ritmica.
Siccome gli itinerari nella regione d’Arco e della valle del Sarca sono caratterizzati da una variazione di zone boscose e rocce molto ripide, sembrava importante, nella creazione degli itinerari, prestare attenzione che tutti i passaggi fossero svolti armonicamente e coerentemente. Alcune zone boscose del percorso sono state disboscate e gli alberi utilizzati per il consolidamento della cengia terrosa e sono stati fatti alcuni gradini. Altresì alcune soste sono state fissate meglio con l´ausilio di rami posti trasversalmente sia per rendere possibile una sosta più comoda che per proteggere il passaggio da possibili distacchi di rocce e pietrisco. Attraverso quest´opera di ingegno le zone di roccia si collegano meglio con le cenge boscose; nella ripetizione delle vie gli eventuali fruitori sono perciò pregati di non arrecare danno a questi piccoli lavori di collegamento.
Un´altro elemento da sottolineare poggia sul fatto che tutti gli itinerari utilizzano la linea più agevole possibile, fermo restando l’ottima qualità della roccia. Poiché le difficoltà superano raramente il sesto grado della scala UIAA, gli arrampicatori possono più facilmente – tiro a tiro – adattarsi ad un ritmo sicuro ed in crescendo. Proprio l’arrampicata nelle difficoltà medie rinforza un sentimento di sicurezza nei movimenti ed un aumento ritmico dell´atto di muoversi può essere vissuto cosi come esperienza arricchente per lo spirit.
L’uso dei fix invece è stato impiegato intenzionalmente con moderazione. In corrispondenza con il terreno i primi salitori usavano pertanto più cordini possibili nelle clessidre e tanti chiodi normali. Nei passaggi facili come quelli fino al quarto grado superiore non si trovano dei fix; qui il salitore deve addattarsi alle condizioni naturalmente date e deve assicurarsi eventualmente a ceppi disposti sulle vie o con pochi dadi e friends portati con sè. I chiodi nei passaggi più difficili sono per la maggior parte a fix e in sufficiente quantità. Tutti coloro che vogliono fare in libera, possono dedicarsi tranquillamente all’ elemento aereo e in ugual misura tutti coloro che vogliono fare uso della via con chiodi, possono tuttavia sperimentare una dinamica di movimento elegante che li riconcilia tanto con la roccia quanto con la propria ritmicità nell’ascesa.
Alla ricerca dei più agevoli passaggi di roccia, un´attenzione speciale è stata posta all’estetica ed alla
facilità dei movimenti che non richiedono forza, ma piuttosto il concorso della percezione dei sensi, del contatto
cosciente con la roccia e della sensibilità per il ritmo. Molti strapiombi ripidi ed impegnativi o passaggi con
pocchi appigli che richiedono uno sforzo estremamente robusto e sportivo non si trovano perciò in questi nuovi
itinerari. Le vie possono essere fatte così per la maggior parte con uno sforzo armonico in sintonia con la
sensibilità dell’animo.
La scelta del nome degli itinerari risulta da un certo punto di vista caratteristica e in correlazione con l´ispirazione di Heinz Grill, il loro artefice. La “Via Aphrodite“ è perciò dedicata a una dea greca, perché questa via parla anche alla natura femminile. Quando si percorre quest’itinerario è molto evidente che è più importante la sequenza degli appoggi che non lo sforzo degli arti superiori e risulta pertanto più gradevole alle donne che dispongono di meno forza. I nomi non sono stati scelti perciò secondo una fantasia qualsiasi o secondo una logica soggettiva, ma seguendo le caratteristiche peculiari che emergono dalle vie stesse. Alcuni nomi, come per esempio la denominazione dei varie gerarchie degli angeli, riflettono delle idee ed impressioni che parlano più alla capacità del ricordo celata nell’animo.
L’unità ritmica degli itinerari si sviluppa con un avvicinamento gradevole, dato dal percorso delle vie, il più
agevole possibile e dalla scelta consona e razionale dei mezzi di sicurezza. Tutti gli arrampicatori che non
chiedono precipitosamente troppo a se stessi, ma che sono coscienti delle loro possibilità nell’adeguatezza
dell’approccio, troveranno una significativa esperienza nel vivere la loro sensibilità, acquistando armonia e
velocità. Mentre nei primi tiri spesso, com’è noto, vi è ancora incertezza e rigidità e di conseguenza una certa
paura, esse svaniranno poco dopo nel ritmo in crescendo e nell’intuizione del gioco dei movimenti che conferiranno
all’esperienza sicurezza e responsabilità. Ne deriva così che il fruitore del percorso ottiene una particolare
sensazione di armonia verso se stesso. Penetrando il vero e proprio spirito dell’atmosfera a lui intorno, la
respira e ottiene una prossimità a se medesimo e alla roccia nei suoi dintorni. Questo ritmo regala un equanime
sentimento e quella prossimità piacevole alla vita diventata così purtroppo tanto rara. L’unità ritmica dona
piuttosto un sentimento di unione con tutti gli altri e alla natura in cui siamo immersi.